Nel segno del Pomarancio: memorie di un felice soggiorno dove natura e cultura si danno convegno

 

Il soggiorno trascorso a Montecastelli (Montecatini Val di Cecina) e a Pomarance dal 30 aprile al 4 maggio resterà per tutti noi un ricordo vivissimo, non soltanto per l’alto profilo culturale delle iniziative dedicate alle celebrazioni del quarto centenario della morte di Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio, ma anche per la rara qualità dell’accoglienza che ci è stata riservata.

Montecastelli si è rivelato un luogo di non comune suggestione: raccolto e severo nella sua antica struttura, immerso nel paesaggio ampio e silenzioso delle colline della Val di Cecina, conserva un’aura antica, quella profonda ascendenza etrusca che sembra affiorare dalle pietre, dai profili dei crinali, dalla luce stessa che accompagna le ore del giorno. In quei paesaggi si avverte una continuità storica e spirituale che rende ogni visita un’esperienza di meditazione. A ciò si aggiunge la generosità di una terra ricca e ubertosa, che offre prodotti di singolare bontà: olio, vino, pane, formaggi e sapori autentici che recano il segno di una civiltà contadina nobile e antica tuttora vitalissima. In quei giorni di primavera le colline apparivano percorse da infinite sfumature di verde – dai toni argentei degli olivi, al verde più intenso dei cipressi e dei boschi – continuamente striate dal giallo acceso delle ginestre, dal bianco lieve e olezzante dei sambuchi, delle robinie e dei biancospini, e qua e là dal rosso violaceo dell’erba medica che punteggiava i pendii con improvvise accensioni di colore. Una pittura di mirabile equilibrio, quasi un omaggio alla memoria del Pomarancio.

E Pomarance stessa appariva come una creatura appartata e fiera, adagiata sulle sue ripe nel gran respiro della campagna toscana, sospesa tra la forza ferrigna della terra e la soavità infinita del cielo. Vi è in essa una bellezza raccolta, un incanto austero percorso da un fremito occulto, come se l’anima stessa della natura palpitasse entro le pietre antiche, entro i muri arsi dal sole.

Un ringraziamento particolarmente sentito va al Comitato organizzatore delle celebrazioni, che ha dato prova di capacità organizzative davvero esemplari. Ogni momento del programma è stato predisposto con intelligenza, misura e sensibilità. Nulla è stato lasciato al caso: gli orari, gli spostamenti, l’accoglienza, la qualità degli incontri e persino l’armonia complessiva delle giornate hanno rivelato una regia estremamente efficace.

Abbiamo peraltro nozione delle difficoltà che un’iniziativa di tale rilievo inevitabilmente comporta, soprattutto in un contesto lontano dai circuiti più consueti degli eventi culturali. Proprio per questo il risultato raggiunto appare ancora più meritorio. Corre altresì l’obbligo di sottolineare la qualità umana e culturale delle figure che compongono il Comitato stesso: donne e uomini diversi per formazione ed esperienza (Luca Antonelli, Daniela Bozzi, Stefano Brunetti, Milo Gamberacci, Renzo Martignoni), ma accomunate da un ammirevole senso di responsabilità verso la memoria storica del territorio e dalla volontà di promuovere cultura in modo vivo, accessibile e partecipato. In ciascuno di loro si avvertiva non il semplice adempimento di un incarico, ma un coinvolgimento personale, che ha dato all’intera manifestazione un tono di preziosa autenticità. In tale quadro, per tutti, desideriamo ricordare il presidente del Comitato, Silvano Montomoli, presenza infaticabile e insieme affabile. La dedizione che ha speso in ogni fase delle celebrazioni ha contribuito in maniera decisiva alla riuscita dell’iniziativa, creando attorno agli ospiti un clima di genuina amicizia.

Desideriamo inoltre esprimere la nostra gratitudine a Philipp Bonhoeffer, il ‘padrone di casa’ della residenza Il Poggio di Montecastelli. L’innata cortesia e gli amabili conversari hanno dato vita a un clima di rara piacevolezza. In Philipp Bonhoeffer colpiscono non soltanto la squisita ospitalità e la naturale eleganza e nobiltà del tratto umano, ma anche la vastità degli interessi e la profondità delle sue passioni intellettuali. Uomo di raffinata cultura, egli ha saputo fare de Il Poggio di Montecastelli molto più di un luogo di soggiorno: ne ha fatto un autentico spazio dello spirito, nel quale natura e cultura si incontrano, e dove scienza, musica e memoria storica ritrovano una comune dimora. Affascinante è la sua straordinaria passione per la musica e per la liuteria (sulla quale ci ha piacevolmente intrattenuto) coltivata con competenza e sensibilità non comuni. In ogni conversazione emerge quella rara capacità di coniugare curiosità, amore per l’arte e attenzione artigianale, secondo una misura umana oggi sempre più difficile da incontrare.

Tutto ciò si innesta sul lungo e magistrale lavoro di restauro che lo ha impegnato nelle strutture architettoniche del complesso de Il Poggio e della sua squadrata torre, che con severità domina il paesaggio delle colline circostanti. Il recupero degli edifici è stato condotto con intelligenza, rispetto della storia e autentico senso dei luoghi, restituendo vita a un insieme capace oggi di accogliere studiosi, amici e visitatori in un clima di bellezza e serenità. Un’atmosfera alla quale contribuisce il giardino verdeggiante e rigoglioso dove gli alberi, la flora spontanea e le numerose essenze aromatiche (rosmarini, salvia e lavanda, per dirne solo alcune) si intrecciano ai fiori di rose e di giaggioli secondo una studiata naturalezza. In quel piccolo Eden, così sapientemente composto e insieme libero, aleggia quasi un senso di pacata mediterraneità, accresciuto dalla presenza discreta del cane Tizio, il Rhodesian Ridgeback di casa: agile nel portamento, mite negli atteggiamenti, capace di accompagnare gli ospiti con una silenziosa vigilanza che sembrava riflettere lo stile stesso dell’ospitalità de Il Poggio. Un ricordo particolare va anche alla signora Giuliana, la cui cucina ha allietato il desco con sapori autentici e grande cura, e a tutto il personale, che ci ha accolti con un’affabilità premurosa e mai formale, facendoci sentire davvero a nostro agio.

Particolarmente vive resteranno nella memoria le escursioni attraverso il territorio. La visita alla ventosa ed arcana Volterra, guidata con grandissima competenza dal dottor Umberto Bavoni, ci ha consentito di cogliere la città non soltanto nella sua evidenza monumentale, ma anche nella complessa trama della sua storia e del suo valore simbolico. Di rara suggestione sono state inoltre San Galgano, con il fascino quasi irreale dell’abbazia aperta al cielo, e Massa Marittima, armoniosa e luminosa nelle forme della sua architettura medievale. A rendere ancora più piacevoli quei giorni ha contribuito la signora Isabella Stopponi, che ha accompagnato il gruppo con abilità, sicurezza e costante simpatia, tanto nei viaggi da e verso Venezia quanto negli spostamenti quotidiani.

Momento culminante delle celebrazioni è stata certamente la cerimonia svoltasi domenica 3 maggio nel teatrino di palazzo De Larderel a Pomarance. La bella sala neoclassica gremita testimoniava quanto partecipata fosse l’attesa dell’evento. A introdurre e condurre l’incontro con elegante misura, vivacità intellettuale e sottile arguzia è stato il dottor Umberto Bavoni, contribuendo a creare un clima cordiale e insieme alto, capace di mettere in naturale comunicazione studiosi, ospiti e pubblico. La prolusione della professoressa Chiappini di Sorio è stata accolta con attenzione e apprezzamento dai convenuti. Anche il piccolo episodio di un’imprevista intrusione sul palco non è riuscito minimamente a turbare il successo dell’incontro – anzi, lo ha vieppiù stimolato –, incontro che resterà nel ricordo per il suo tono elevato e umanamente caloroso.

Rientrando a Venezia da Montecastelli – peraltro colmi di doni che continueranno ad allietare il corpo e lo spirito ben oltre la fine del soggiorno – abbiamo avuto la sensazione di lasciare non soltanto un luogo di austera bellezza, ma una vera comunità dell’animo, capace di custodire e trasmettere cultura con passione civile, generosità, intelligenza e autentico senso della convivialità. Le amene colline della Val di Cecina immerse in una quiete antica e attraversate dalla limpida luce della primavera, hanno fatto da sfondo a un’esperienza nella quale il sapere non veniva esibito, ma condiviso; non irrigidito in forma accademica, ma vissuto come occasione d’incontro, di dialogo e di reciproco arricchimento. Tra il respiro dei campi, il lento succedersi dei crinali, il fruscio del vento e il canto melodioso degli uccelli, natura e cultura sembravano ritrovare una misura comune. E in quella luce tersa, nella cui trasparenza pareva già annunciarsi la presenza del mare, il paesaggio acquistava una veste di composta armonia.

Tutti queste cose si raccolgono ora a fare lieto il ricordo della nostra visita. A quanti hanno operato con intelligente dedizione e con animo gentile alla riuscita delle celebrazioni desideriamo quindi rivolgere il nostro grato saluto, con l’auspicio – che è anche un desiderio – che occasioni così felici di incontro possano presto rinnovarsi, sotto quel cielo cristallino dove vegliano, come nei versi di Carducci, i cipressi che nella non lontana Bolgheri “alti e schietti / van da San Guido in duplice filar”.

 

Ileana Chiappini di Sorio, Maria Camilla Bianchini d’Alberigo, Massimo Favilla, Ruggero Rugolo