Nuova luce sul Pomarancio
Di Luca Scarlini, articolo uscito sul Corriere Fiorentino/Corriere della Sera.
Pomarance, con i suoi trecentosettanta metri domina una valle ampia, al confine tra Pisa e Siena, in cui scorre il fiume Cecina, nella quiete di una campagna poco mutata nel trascorrere del tempo.
Nella sua storia è celebre la zona di Larderello, definita in omaggio all’ingegnere francese François Jacques de Larderel, che nell’Ottocento comprese il potere della energia geotermica disponibile sul territorio, che alimenta imprese e opifici. Il borgo ha dato i natali, l’8 settembre del 1552 al Pomarancio, pittore celebre alla sua epoca e scomparso a Roma, proprio quattrocento anni fa, il 14 maggio del 1626. I luoghi che condividono il nome con un celebre artista, disegnano in Italia una rete fitta, tra Correggio, Caprese e Pieve di Cadore. Cristoforo Roncalli (1552-1626) era nato nel borgo da una famiglia di origini bergamasche, benestante per le attività di mercatura: la pittura fu nel suo destino, in un ambiente in cui non aveva modelli familiari. Tolse il nome a un altro artista del luogo, il suo maestro Niccolò Circignani (1530-1597), come era tradizione a quel tempo. Egli lo coinvolse nei primi lavori di affresco, in numerosi cantieri importanti. L’artista apparteneva alla generazione precedente ed era operoso soprattutto in Umbria, con un prestigioso episodio della committenza degli affreschi del cortile del Belvedere in Vaticano, firmati insieme a Santi Di Tito, figura celebre e sempre un poco difficile da collocare nelle numerose collaborazioni artistica. Dopo i primi esperimenti sul territorio, e avere scelto come collocazione Volterra, Roncalli-Pomarancio fece tappa a Siena, città che offriva molte più possibilità lavorative, dove dipinse una pala d’altare per l’Opera del Duomo e realizzò scene sontuose ispirate alle Metamorfosi di Ovidio a Palazzo Bindi Sergardi. Il punto di approdo fu però Roma: città a cui accorrevano artisti da tutta Europa, in un momento di grande espansione urbana, in un fiorire di cantieri di chiese in ogni zona, come voleva la Controriforma. La città assumeva l’aspetto che ha ora, distruggendo le torri che avevano segnato il suo aspetto, fino a poco tempo prima, largamente segnato da costruzioni medievali.
Il Pomarancio, pittore di grande forza espressiva, è un sensibilissimo pendolo tra gli ultimi esiti del Manierismo, e l’arrivo travolgente della lingua del Barocco, della lingua espressiva che tutto basa sui contrasti, a cui si lega con la serie di magnifiche pitture, segnato da un forte contrasto di luce e ombra, a Santa Maria in Vallicella, dove affresca le scene della vita di un santo recente, Filippo Neri, segnato da una vasta devozione popolare, per le sue imprese educative all’Oratorio. Come cantava Angelo Branduardi in uno sceneggiato con Johnny Dorelli, egli aveva spiegato al mondo che: «tutto è vanità». Spesso a Roma lavora sotto la direzione del potente cavalier d’Arpino: così accade nei cantieri a San Giovanni in Laterano e per mosaici nella Cappella Clementina a San Pietro. L’ultimo capitolo fu in uno dei luoghi simbolici di questa stagione: alla Casa Madre di Loreto, dove, tra il 1605 e il 1615 realizzò due cicli importanti: la Sala del Tesoro e la cupola della Basilica. Adolfo Venturi celebrava la sua gloria barocca nella voce della Enciclopedia Italiana (1931): «Nel 1608 stava lavorando alla sagrestia del tesoro a Loreto, e nel 1610 aveva finito stucchi e pitture di quella sala ch’è la sua opera più notevole, dove con la ricchezza, col fasto, satura d’orgoglio, tra profeti e sibille acclamanti e declamanti, si imbarocchisce la decorazione cinquecentesca».
Una associazione sta organizzando festeggiamenti in grande stile. Si chiama Comitato400 IlPomarancio e, come spiega uno de suoi organizzatori, Stefano Brunetti, punta a far emergere non solo il talento del Roncalli, ma anche il contesto storico e culturale in cui operava. Tra le manifestazioni innanzitutto un calendario, tutto dedicato all’artista. Poi il recente annullo filatelico su quattro cartoline, che raffigurano le opere sul territorio della città natale: tra cui l’Annunciazione nella chiesa di San Giovanni Battista, con una dolcissima vergine in rosa e la Madonna dello Scapolare nella chiesa di San Dalmazio di Pomarance. Il 3 maggio scorso i cittadini del comune hanno ricevuto in dono la ristampa della maggiore monografia sul pittore, scritta da Ileana Chiappini di Sorio, giunta a Pomarance a illustrare l’artista che a lungo ha studiato. Un’opera pubblicata nella collezione dei Pittori bergamaschi della Banca Popolare di Bergamo. Il 30 maggio sarà la volta di una lectio magistralis di Claudio Strinati, e a seguire un concerto del Giardino Armonico, sotto la direzione del maestro Giovanni Antonini. Insomma questo è il momento di Roncalli-Pomarancio, che torna al centro di trame della storia dell’Arte, incidendo il suo nome in un secolo affollato di presenze magnifiche, oggetto di una memoria civica intensiva che è il meccanismo che permette di valorizzare, da sempre, opere nei centri minori, che altrimenti avrebbero poca possibilità di visione.
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